venerdì 27 febbraio 2015

Cinquanta sfumature di ... bluff

Io sono una bacchettona. Ho cercato invano per anni di emanciparmi da questo limite, ma è più forte di me ed ora è arrivato il momento di ammetterlo candidamente e con serenità. L'occasione per giungere a questa consapevolezza mi è stata fornita da Cinquanta sfumature di grigio, il film dell'anno, tratto dal pruriginoso omonimo best-seller che - abbiate pazienza - non ho avuto curiosità, tempo e coraggio di leggere.

Dal film, invece, non potevo esimermi perchè so che avrei finito per parlarne (male), in pausa caffè con i colleghi o di sabato sera davanti ad una birra tra amici. E per parlarne (male), bisogna conoscere la materia: non si può demolire a priori.

Se anche esisteva una minima possibilità che il mio forte pregiudizio verso questo caso mediatico potesse essere abbattuto guardando il film, questa si sarebbe miseramente sgretolata sotto i colpi tragicomici di un filmetto girato anche bene, ma immensamente ridicolo ed assolutamente vuoto. Di contenuti, di emozioni, di pathos, di carica erotica.


Lui, bello e impossibile, ricco da paura, simpatico come la sabbia nelle mutande, con un'infanzia tormentata e una vita difficile (nato da madre tossica, adottato da una delle famiglie più ricche d'America, si fa l'amica della madre a 15 anni - sogno proibito del'adolescente medio; tanto sfigato non mi pare! - che lo inizia alla via del sadomaso), ha chiari atteggiamenti da disturbato mentale, si dedica a pratiche sessuali particolari, non vuole cedere all'amore, fino a quando non incontra lei che fa venire fuori la "pera cotta" che è in lui, solo che da Dominatore (o Master - come ci insegnano insospettabili esperti e seguaci del Marchese De Sade dell'ultima ora) vive un dilaniante conflitto interiore con la parte romantico-babbalucca di sè.

Lei, ragazzotta comune, bellezza comune, che si mantiene da sola all'università (sì, come no?... fa la commessa in una ferramenta, si paga gli studi e si può anche permettere un loft a Seattle), in cerca del principe azzurro, ancora vergine fino a quando non incontra lui che "rimedia" a questa lacuna, offrendole una indimenticabile notte d'amore per poi proporle i suoi giochetti cattivi mostrandole da subito la stanza degli "orrori", nella quale lei accederà previo consenso firmato e regolato da un contratto.

Ora - e qui viene fuori la bacchettona - una qualunque ragazza della porta accanto che pure è lusingata dalle attenzioni (e dai costosi regali, nell'ordine: una edizione rara di Tess dei D'Ubervilles, un laptop, una fuoriserie rossa) del bello e impossibile, ricco da paura etc. (vedi al paragrafo 3), in una situazione del genere, scapperebbe a gambe levate, più lontano possibile, cambierebbe numero di telefono, nome e connotati, non tanto per le scandalose proposte in se', quanto perchè il tizio in questione è capace di rintracciarla attraverso il segnale GPS del cellulare, presentarsi da lei in tre minuti contati, prelevarla dal locale e portarsela in hotel, dove la chiude in una camera e le regala per giunta dei nuovi vestiti (ovviamente della taglia giusta e corrispondenti al gusto di Cenerentola); la segue fino a casa di sua madre, ad almeno 3 fusi orari di distanza e ordina un cocktail per lei al bar dove la sventurata sta tranquillamente chiacchierando con sua madre, per poi dirle chiaramente che faranno sesso violento (lui non fa l'amore, tiene a precisare) e non dormiranno mai insieme.

Uno così è un maniaco, uno stalker, non c'è altra definizione. E se invece di essere bello-sodo-ricco-e-figo come Mr Grey, fosse stato uno stempiato impiegato delle poste con panza e pantalone ascellare, col cavolo che la timida Anastasia se lo sarebbe filato (a meno che non fosse stato uno stempiato e tarchiato quasi-ottantenne proprietario di reti televisive in doppiopetto blu, ma questa è un'altra storia, tutta italiana, ahimè!).

Invece davanti ad un modello di Armani in piena crisi esistenziale tra l'aggiungere la sedicesima donna all'elenco delle sue "schiave" e i nascenti sentimenti d'amore verso la fanciulla che viene addirittura presentata all'esigente madre (e quando conosci la suocera, è fatta!), la sprovveduta è capace solo di mordersi meccanicamente il labbro a cadenza programmata. Riesce persino a non ridere (cosa che non è riuscita a me e alle mia divertite compagne di cinema) davanti a certe infelici esternazioni dello strafigo, come: "Se tu fossi mia, non riusciresti a stare seduta per una settimana" oppure, in risposta alla domanda: "Perchè vuoi punirmi?", "Perchè in me ci sono cinquanta sfumature di perversione" (una menzione d'onore andrebbe a chi ha scritto i dialoghi). La fanciulla mostra un minimo briciolo di amor proprio solo nel finale, quando ormai i "giochetti" li ha fatti e subiti, ma sembra aver perso la speranza di salvare l'insalvabile Grey. Sembra, perchè - si sa - al peggio non c'è mai fine e l'ascensore che si chiude nel finale, è destinato a riaprisi sul prevebilmente penoso sequel di questa porcheria.

Dopo aver visto un film che di erotico ha solo la locandina (forse), che è scabroso quanto un episodio di Un medico in famiglia, estremamente patinato (la fotografia sembra quella dei set delle pubblicità di un profumo), piatto, oserei dire decisamente "borghese", che non genera alcuna tensione ne' coinvolgimento (per dirla in breve, la scena del ballo "hot" di Dirty Dancing, con Patrick Swayze e Jennifer Grey - oddio, di nuovo Grey... - è tanto più casta quanto più sensuale dei gridolini di Anastasia ammanettata), mi sento di rassicurare le bacchettone come me che all'uscita dal cinema - anche dopo improbabili scene hot - si ritorna alla confortante solita "normalità", con qualche euro in meno in tasca, ma con la certezza che noi, con le cravatte grigie di Mr Grey, abbiamo chiuso e che, d'ora in poi, potremmo addirittura guardare con nuovi occhi lo stempiato impiegato delle poste con panza e pantalone ascellare che incrociamo tutti i giorni.

Vorrei anche rassicurare le spettatrici indignate per la raffigurazione della donna in veste di schiava sottomessa al maschio dominatore, con la sindrome da crocerossina: ragazze, non è il caso di scomodare il femminismo, le rivendicazioni di parità, le discriminazioni di genere. Se ve lo dico io, potete fidarvi. Alla fine, è un film diretto da una donna, interpretato da una donna e tratto da un libro scritto da una donna (che si sono anche fatte bei soldini, grazie a questo). Di cosa parliamo?!

Qualcuno invece è stato scomodato ed è l'unica cosa degna di nota del film: Bruce Springsteen, in una nuova versione di I'm on fire , Annie Lennox con una sua particolare I put a spell on you, e i Rolling Stones. Alla fine, più che salvare Mr Grey, io salverei la colonna sonora. Sono bacchettona, lo so.

Voto:  ★ ★  (di cui una ★ ai milioni di spettatori per il coraggio di essere andati al cinema a vederlo)

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