Ci sono dei pomeriggi afosi, asfissianti, a luglio inoltrato, in cui la canicola non ti da tregua e solo barricandoti in casa, con finestre sprangate e lasciando entrare un esile filo di luce, puoi trovare un leggero ristoro nell'aria condizionata; ma ciò che offre vero sollievo e giovamento al corpo e allo spirito è una fetta di anguria, rossa, fresca del frigorifero da cui è stata tirata fuori qualche minuto prima di essere consumata, e gustata, voracemente, a morsi, senza preoccuparsi di sputare via tutti i semi.Questo bacio vada al mondo intero è stato la mia fetta di anguria, desiderata e divorata avidamente, in tempi di proposte di lettura piuttosto aride e per niente allettanti. Tante storie che si intersecano, come in un groviglio di fili, sotto il cielo di New York, anch'esso attraversato da un filo, un cavo di acciaio, teso tra le due Torri Gemelle, su cui, nel torrido agosto del 1974, una smilza figura scura si staglia, tenendosi in vertiginoso equilibrio, a più di 400 metri d'altezza dal suolo.