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venerdì 13 marzo 2015

Tre film in dieci righe (o poco più)

Sarò breve, ma non troppo. Più di dieci giorni di assenza, mal di testa, pensieri, inizi, conclusioni e nuovi progetti, nuove speranze, puntini di sospensione e puntini sulle i. Giorni di quasi astinenza dal virtuale, ma non di inattività. 
Per dare i numeri, tutto ciò si traduce in sei film, di cui due al cinema e quattro in poltrona a casa, e svariati libri che tengo sul comodino da svariati mesi, con la solenne promessa di ultimarli prima o poi, e parlarne, perchè vale la pena condividerne la bellezza. 
Sarò breve, l'ho promesso. Dunque, brevemente, ecco tre dei sei film degli ultimi dieci giorni. Ok. Basta coi numeri.



lunedì 23 febbraio 2015

Birdman, o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza

Già dai primi quindici minuti Birdman profuma di Oscar.
Lo si sente in quella macchina da presa che percorre frenetica i camerini, i corridoi, le scale, sale fino al terrazzo che si affaccia su Broadway e segue gli attori fino a dietro le quinte, per accompagnarli sul palco, ampliando l’effetto “teatro nel teatro” che caratterizza tutta la pellicola.

E poi c’è la musica, elemento poco trascurabile, che detta il ritmo del movimento e della narrazione.

E Michael Keaton, in boxer, di spalle, a mezz’aria, in posizione da meditazione, con una voce fuori campo roca e grave che gli chiede come siano finiti là.

Già da queste prime inquadrature sappiamo di cosa parliamo quando parliamo di Birdman. Parliamo di Cinema.


giovedì 12 febbraio 2015

La teoria del tutto e i pensieri privati di Jane Hawking

La teoria del tutto è un film biografico su una delle più brillanti menti ancora viventi (quoziente intellettivo tra 160 e 165, si dice): Stephen Hawking, fisico, cosmologo e astrofisico inglese, celebre per i suoi studi sui buchi neri e sull'origine dell’universo, nonostante la grave malattia degenerativa, l’atrofia muscolare progressiva, che lo ha condannato alla completa immobilità dei muscoli e quindi ad esprimersi solo attraverso un sintetizzatore vocale a impulsi cerebrali.

Alla proiezione del film, ho assistito insieme ad altre cinque paia di occhi, che, come i miei, si sono più volte velati di commozione di fronte ad una storia che, senza troppi sforzi, poteva prestarsi come materia grezza per un riuscito pasticcio melodrammatico: un successo annunciato, insomma, dalla crudele malattia che imprigiona i muscoli di Stephen fino a ridurlo ad una larva, ma non intacca la sua lucidità mentale ne' il suo arguto spirito.

mercoledì 4 febbraio 2015

American Sniper

Pecore, lupi e cani pastore. E le mie scuse al buon vecchio Clint.

Intorno ad una tavola apparecchiata per il pranzo, nei primi anni ’80, un autoritario padre americano – davanti ad una moglie muta – spiega ai suoi due figli maschi che esistono tre generi di persone al mondo: le pecore, i lupi e i cani pastore. I suoi figli dovranno crescere non vili come le pecore, ne’ spavaldi come i lupi, ma pronti a proteggere e difendere i più deboli come i cani pastore. In un’altra scena, l’autoritario signor Kyle usa la stessa metafora per insegnare a suo figlio Chris, non ancora adolescente, a cacciare, mettendogli in mano un pesante fucile che il ragazzino impugna senza esitazione per sparare e colpire a morte un cervo.