Io sono una bacchettona. Ho cercato invano per anni di emanciparmi da questo limite, ma è più forte di me ed ora è arrivato il momento di ammetterlo candidamente e con serenità. L'occasione per giungere a questa consapevolezza mi è stata fornita da Cinquanta sfumature di grigio, il film dell'anno, tratto dal pruriginoso omonimo best-seller che - abbiate pazienza - non ho avuto curiosità, tempo e coraggio di leggere.
Dal film, invece, non potevo esimermi perchè so che avrei finito per parlarne (male), in pausa caffè con i colleghi o di sabato sera davanti ad una birra tra amici. E per parlarne (male), bisogna conoscere la materia: non si può demolire a priori.
Se anche esisteva una minima possibilità che il mio forte pregiudizio verso questo caso mediatico potesse essere abbattuto guardando il film, questa si sarebbe miseramente sgretolata sotto i colpi tragicomici di un filmetto girato anche bene, ma immensamente ridicolo ed assolutamente vuoto. Di contenuti, di emozioni, di pathos, di carica erotica.
